Riporto questo articolo
del Rettore Guido Trombetti per aggiungere alcune
spiegazioni intorno agli scacchi. Le spiegazioni sono
riportate nelle note.
Partita
a scacchi con l'universo - di Guido Trombetti
Non mancano certo le
leggende sull'origine del gioco degli scacchi. La più
famosa (la riprende anche Dante in una terzina) narra di
un mercante-inventore*.
Costui si presentò a un annoiato faraone (secondo
alcuni, a un altrettanto annoiato principe indiano
secondo altri). E tirò fuori una tavoletta quadrata
divisa in 64 quadratini alternativamente bianchi e neri,
32 pezzi bianchi e 32 neri.**
Per distrarlo gli insegnò un nuovo gioco, da lui
inventato. Appunto il gioco degli scacchi. Il faraone ne
fu entusiasta e per ricompensarlo gli chiese di
esprimere un qualunque desiderio.
Il mercante non ci pensò su due volte: «Vorrei tanti
chicchi di grano quanti se ne ottengono mettendone 1 sul
primo quadratino della tavoletta, 2 sul secondo, 4 sul
terzo, 8 sul quarto e così via raddoppiando il numero ad
ogni casella». Il faraone era un po’ ciuccio in
matematica e, «nulla interposita mora», accettò. Salvo a
trasalire quando gli comunicarono che per onorare
l'incauto impegno occorrevano ben 264 -1 e
cioè 18.446.744.073.709.551.615***
di chicchi di grano (circa diciotto miliardi di
miliardi). Pari alla produzione di grano di tutto il
mondo per due o tre migliaia di anni. Il numero scritto
si ricava effettuando la somma 1+2+22+23+...
+263 che è uguale proprio a 264
-1.
È difficile da ottenere? No.
Basta ricordare i terribili prodotti notevoli con cui
l'occhialuta insegnante delle scuole medie ci
costringeva a riempire i quaderni a quadretti. La
letteratura sul rapporto tra la matematica e gli scacchi
è molto ampia. Un articolo molto bello, intitolato «Scacco
alla regina (delle scienze)» è dovuto a Piergiorgio
Odifreddi. Lo consiglio per il giusto equilibrio tra
rigore e divulgazione. Come funziona la matematica?
Si parte da un gruppo di affermazioni, dette assiomi,
che sono le regole del gioco. Attraverso ragionamenti
(regole logiche) si arriva ad altre affermazioni dette
teoremi. In fondo per un gioco vale lo stesso
meccanismo. Le regole degli scacchi sono come gli
assiomi, le mosse i ragionamenti, la configurazione
finale dei pezzi sulla scacchiera il teorema. E adesso
passiamo a... dare i numeri.
Cominciamo con una semplice domanda. Qual è il numero
massimo di mosse possibili? Parlando di numero massimo,
dobbiamo pensare a una situazione (soltanto ideale) in
cui ogni pezzo è libero di muoversi senza ostacoli sulla
scacchiera. Tale numero è 121. Con un po’ di pazienza lo
si calcola facilmente. Una torre, per esempio, si può
muovere lungo una colonna verticale o una linea
orizzontale. Quindi può produrre 14 mosse, 7 sulla linea
orizzontale e 7 su quella verticale. Poiché le torri
sono due, si ottengono 28 mosse. Altre 16 provengono
dagli 8 pedoni. Pezzo dopo pezzo... si arriva a 121****.
È evidente che il numero medio di mosse possibili è in
realtà più basso. La folla sulla scacchiera, infatti,
può rendere impossibili alcuni movimenti. Un altro
quesito. In quanti modi si possono piazzare sulla
scacchiera i 32 pezzi? Se avessimo solo due pezzi da
disporre ragioneremmo così: piazzato il primo in una
casella, l'altro può andare in 63 caselle. Poiché il
primo lo possiamo sistemare in 64 modi diversi, avremmo
in tutto 64 x 63 scelte. Se i pezzi fossero 3 ne avremmo
64 x 63 x 62. Poiché i pezzi sono 32 abbiamo 64 x 63 x
62 x ... x 33 possibilità.
Senza andare troppo per il sottile, questo numero è più
o meno uguale a 6432, che è circa uguale a 1057.
Un numero enorme ma, non dimentichiamolo mai, comunque
finito. Se le configurazioni sono 1057 e le
possibili mosse sono 121, il numero delle partite
possibili non va oltre (12110)57,
circa uguale a (1010)58
Sia chiaro, questo è soltanto un numero estremo. Indica
solo un limite teorico oltre il quale non si può andare.
Ma dà comunque l'idea di quanto sia grande il numero
delle possibili partite.
Il primo a fare un conto realistico delle possibili
partite (a esempio considerando il valor medio di
possibili mosse) è stato Claude Shannon, padre della
teoria dell'informazione. Valutò una cifra pari a 10120
(numero di Shannon). Numero comunque mostruoso.
Pensate che se fossimo in grado di scrivere ogni
possibile partita di scacchi su un atomo diverso non
basterebbero gli atomi di tutto l'universo. Pare,
infatti che non siano più di 1080 per certi
aspetti il gioco degli scacchi richiama anche la
geometria non euclidea. Ad esempio, se calcolo la
lunghezza non con i centimetri ma con il numero di
mosse, la distanza minima tra due caselle può essere
ottenuta attraverso più di un percorso. Dipende se uso
la torre, il cavallo o l'alfiere... Mentre nella
geometria euclidea
***** la distanza minima tra due punti si
ottiene solo con un segmento. È naturale chiedersi: ma
in una partita perfetta cosa accade?
Vince il bianco, il nero o è patta? Il grande matematico
tedesco Zermelo, dando in un certo senso inizio alla
teoria dei giochi, nel 1912, trovò il seguente
risultato: o esiste una strategia per cui il bianco
vince sempre, o esiste una strategia per cui il nero
vince sempre, o si patta sempre. Sia chiaro, questo
risultato è estremamente profondo, e non ha nulla a che
fare con la banale osservazione che in ogni partita c'è
uno che vince e uno che perde, o si pareggia******.
Forse ho
semplificato troppo.
Ma avverto come un macigno una citazione di Goethe letta
nell'articolo di Odifreddi: «I matematici sono come i
francesi: se si dice loro qualcosa la traducono nel
proprio linguaggio, ed essa appare subito diversa». E
magari più complicata.
Guido Trombetti - Rettore dell'Università Federico II di
Napoli
Tratta da
Il
Mattino del 28/07/2005
--------------------
*Il mercante ( a me risulta
un saggio) pare si chiamasse Sissa o Sessa. Non mi
risulta che si trattasse di un faraone.
Le più antiche fonti riguardanti l'invenzione del gioco
degli scacchi risalgono al 570 d. C., riportate
dall'Orientalista inglese H. Murray, dal tedesco
Tassillo von Heyderbrand e da Lasa (1818-1899).
Secondo la leggenda, riportata da fonti arabe, un
principe indiano incaricò il saggio Sissa di inventare
un gioco che rappresentasse il principe con il suo
popolo.
Nel XVII secolo il gioco viene riportato per la prima
volta dal poeta indiano Bana e legato al nome de
Principe Sriharscha di Kanjakubdscha. Il gioco
inizialmente era giocato in 4 ( si giocava a coppia) e
tra i pezzi vi erano anche elefanti e navi. I colori in
gioco erano 4: rossi e gialli contro bianche e neri. Il
pezzo da muovere veniva deciso con un particolare dado.
La vittoria consisteva nel prendere tutti i pezzi
dell'avversario.
Questo antico gioco, precursore del gioco attuale, si
chiamava Tschaturanga - in sancrito: Tschatur = quattro,
anga = una parte - e successivamente si trasformò nel
nome persiano Tschatrang, e infine nell'arabo
Schatrandsch. Il nome Scacco deriva dal persiano Schah =
re.
**
Una banale svista, matematica. I pezzi sono 32 in tutto,
16 per il bianco e 16 per il nero.
***
Il numero si può leggere: 18 trilioni, 446
biliardo, 774 bilione, 073 miliardi,, 709 milioni, 551
mila, 615.
Osserviamo che alcuni vocabolari (Devoto Oli, Dizionario
della lingua italiana, Le Monnier, 1976, considera
bilione sinonimo di miliardo), ma nella realtà 1 bilione
è uguale a 1000 miliardi.
****
8 mosse per il re,
27 per la regina, 14 per torre, 13 per alfiere, 8 per
cavallo, e 2 per pedone:
8 + 27 + (14 ×2) + (13 ×2) + (8 ×2) + (2 × 8) = 121.
Considerando che le
possibili aperture sono 20, e che 20 sono le possibili
risposte, si ottengono almeno 400 = 20 x 20
configurazioni (partite distinte) iniziali. Alla seconda
mossa del bianco le configurazioni possibili diventano
5362, e alla seconda mossa del nero 72084; alla terza
mossa del bianco sono tra 809000 e 811000, mentre alla
terza mossa del nero superano i 9 milioni; dopo 10 mosse
le configurazioni possibili sono circa 40010.
Considerando poi una partita media di 100 mosse, con 40
mosse possibili, si arriva al numero di 10040
= 1080
*****
Però, nella geometria
della scacchiera, vale la proprietà triangolare per le
mosse del Re, ossia il percorso lungo la diagonale di un
ideale triangolo è sempre il minimo ( in termini di
numero di mosse) per raggiungere la casa di arrivo
da quella di partenza.
******Vedi l'articolo di
Odifreddi
Scacco alla regina (delle scienze)