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Era nato a Napoli il 20 gennaio 1904 da Giuseppe Caccioppoli e Sofia Bakunin (figlia
dell'anarchico russo Michele Bakunin); vi è morto, suicida,
l'8 maggio 1959.
Si laureò a Napoli nel 1926 e subito dopo divenne assistente
di Mauro Picone, di cui fu uno dei primi e più valenti
allievi. Libero docente nel '28, nel 1930 divenne, per
concorso, professore di Analisi algebrica all'Università di
Padova da dove, nel 1934, fu chiamato a Napoli, ove rimase
sino alla tragica fine.
E' sicuramente uno dei matematici italiani più importanti
della prima metà del Novecento e uno dei più rappresentativi
di quella generazione formatasi tra le due guerre mondiali.
Profondo, originale, ha lasciato un'ottantina di lavori di
grande importanza (anche se talora giudicati poco accurati
nei dettagli). La sua produzione scientifica riguarda
prevalentemente l'Analisi funzionale (il "teorema di
Banach-Caccioppoli"), la teoria geometrica della misura, le
funzioni a variazione limitata, le equazioni differenziali e
integrali, il Calcolo delle variazioni, la teoria
dell'integrazione, ecc. Aveva molto interesse anche per la
musica, le questioni sociali, e una grande dirittura morale
nascosta sotto una maschera d'ironia e nonchalance. Negli
ultimi anni, dispiaceri familiari e i primi segni di
decadenza fisica avevano accentuato certi suoi
comportamenti, sì che la notizia del suicidio non sorprese
troppo quelli che lo conoscevano più da vicino.
Le sue Opere sono state pubblicate in due volumi, a cura
dell'Unione matematica italiana, nel 1963.
Fu socio dell'Accademia nazionale dei Lincei e
dell'Accademia delle Scienze di Napoli.
Di Renato Caccioppoli riportiamo alcune righe di A.
Guerraggio, tratte dal volume La matematica italiana tra le
due guerre mondiali (ed. Marcos y Marcos, 1998).
Caccioppoli deve la sua popolarità (che lo accompagnava
anche in vita) al personaggio, a quel misto di genio e
sregolatezza che ne ha fatto il protagonista di libri, di
interviste che rievocano lui e la Napoli a cavallo della
guerra, e persino di un bel film di Mario Martone. Così
viene tramandata la leggenda del "vestivamo alla Caccioppoli"
del logoro trench bianco, sporco, portato in giro per le
strade di Napoli con sempre maggior sciatteria, del
matematico geniale e insuperabile che si perde nell'alcool,
dell'intellettuale colto e raffinato, intransigente e
spietato avversario dell'ignoranza e delle banalità, che
affida le sue lunghe notti a compagnie non sempre
raccomandabili, del borghese illuminato, "comunista" da
sempre che si vede abbandonato dalla moglie che gli
preferisce l'importante dirigente del partito.
Necrologio: Annali di Matematica, (4) 47 (1959), pp. V-VII
(C. Miranda).
Tratto da un
sito internet: ...
Una
sua frase: Per tre cose vale la pena di vivere:
la matematica, la musica e l'amore.
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