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Principio di indeterminazione di Heisenberg
In ogni misura pratica c’è
sempre un errore: è una cosa inevitabile e occorre tenerne conto numericamente
per aggiungerlo al risultato della misurazione, come indice di precisione.
Oltre agli errori di misura
legati alle apparecchiature utilizzate, è di rilevanza fondamentale il fatto che
per misurare una parte dell’universo dobbiamo servirci di un’altra parte di
universo.
Ad esempio, per misurare una
proprietà ( energia, impulso, posizione nello spazio,…ecc.) di una particella
siamo costretti a farla interagire con un’altra particella.
Pertanto, dato che interagire
significa scambio d’energia e d’impulso, l’effetto dell’interazione, e cioè
della misura, provoca inevitabilmente un disturbo di ciò che misuriamo, ossia un
errore di misura.
Per la fisica classica, poiché i
disturbi di misurazione si possono rendere infinitamente piccoli è possibile,
almeno in teoria, eliminare tutti i disturbi ed ottenere una misura precisa
quanto si vuole di energia, impulso, … ecc.
Con l’avvento della meccanica quantistica le cose sono cambiate radicalmente ed
il principio d’indeterminazione enunciato da Heisenberg ha sancito che è
impossibile ottenere misure con il grado di precisione desiderato. L’errore è
inevitabile.
Infatti, il principio
d’indeterminazione di Heisenberg, applicato alla posizione
Dx e alla quantità di moto
Dp di un corpo afferma:
Non è possibile determinare
contemporaneamente con precisione grande quanto si vuole la posizione
Dx e la quantità di moto
Dp di un corpo.
Infatti, il miglior grado di
precisione che possiamo raggiungere nella misura simultanea della posizione e
della quantità di moto di un qualsiasi corpo è dato dalla relazione:
1) 
h è la costante di
Planck.
L’errore che si commette è
dell’ordine della costante di Planck ( ).
Questo principio è valido sia
nel mondo macroscopico che nel mondo microscopico, anche se l’incertezza
introdotta è trascurabile nelle misure con corpi macroscopici poiché la luce
incidente (nell’interazione) non modifica sostanzialmente la posizione e il moto
del corpo.
Nel mondo microscopico gli
effetti sono invece rilevanti. Supponiamo, allora, di voler misurare la quantità
di moto e la posizione di un elettrone nell’atomo.
Per individuare la posizione di
un elettrone, cioè per “vedere” dove si trova, occorre illuminare l’atomo con un
raggio di luce (fotone) e stabilire dal raggio riflesso dall’elettrone la sua
posizione.
Tuttavia, con l’urto tra fotone
ed elettrone avviene uno scambio di energia e di quantità di moto tra le due
particelle.
Pertanto, se cerchiamo di
stabilire con grande precisione la posizione
Dx dell’elettrone aumentiamo l’incertezza con cui conosciamo la
quantità di moto Dp, dato
che l’urto con il fotone altera automaticamente la velocità dell’elettrone e
quindi della sua quantità di moto.
Heisenberg determinò anche
un’altra forma del principio d’indeterminazione legata alla coppia di grandezze
energia e tempo.
Precisamente determinò la seguente relazione:
2)

ove
è
l’incertezza relativa all’energia e l’incertezza
di tempo.
In relazione all’interazione tra fotone ed elettrone di cui sopra, supponendo
di sapere con un’incertezza Dx
la posizione dell’elettrone, la (2) afferma che non è possibile stabilire quanta
energia cede il fotone all’elettrone nell’urto e non è possibile stabilire con
certezza l’istante di tempo in cui l’elettrone si trova nella suddetta
posizione.
Fine |