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Come vincere la paura della matematica...

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.- Imparare a leggere di matematica


Imparare a leggere di matematica .- continua Troppo spesso a scuola si pensa più alla misera formula che nel giro di due giorni si è dimenticata che al ragionamento utilizzato per arrivare alla formula.
E’ fondamentale il ragionamento e non la formula, è fondamentale capire l’essenza di un problema e il ragionamento adottato per arrivare alla risoluzione.
Siamo, purtroppo, vittime di un cattivo insegnamento della matematica a tutti i livelli; spesso, chi l’insegna, tende ad essere misterioso per dimostrare di appartenere ad una piccola schiera d’eletti, alimentando negli altri l’idea di essere un genio.
Così non è. Geni si nasce e intelligenti si diventa. Saper ben ragionare non è cosa da essere superiori e tutti possono imparare a ragionare correttamente. Quello che cambia, per ognuno di noi, è il tempo necessario ad imparare a ben ragionare. Alcuni lo sanno fare implicitamente dalla nascita, altri imparano già alle elementari, altri imparano da soli con l’esperienza pratica. Ma tutti, dico tutti, possono imparare a ben ragionare e quindi a far matematica.

Naturalmente, c’è anche da dire che spesso chi dice di non capire la matematica non si è mai sforzato di capirla.
A volte, si pretende di capire le cose al primo colpo affermando: <<O lo capisci subito o mai più>>.
Questa è un’affermazione stupidissima, poiché per penetrare le cose bisogna, in taluni casi, meditare per un po’ di tempo e addirittura si possono capire delle cose veramente dopo anni.
Avete per caso mai visto un muratore che sia diventato tale il primo giorno di lavoro? o un ragazzo di bottega che al primo giorno di lavoro incomincia ad essere un fine falegname?
No. No, sicuramente no.
Avete mai visto uno studente di musica che suoni alla perfezione la prima volta che prende uno strumento musicale in mano?
Avete mai visto un ragazzo che al primo tentativo riesce a superare un quadro di un videogioco (non noto)?
No. Sicuramente, no.
La nostra mente è fatta per imparare, per imparare poco a poco e poi…con il tempo riesce a fare di tutto.
Io non ho mai trovato una sola persona che non capisse di matematica. Nemmeno una. Ho trovato invece tantissime persone che hanno paura della matematica, ho trovato tantissime persone confuse sul significato di concetti matematici elementari.
Questa confusione, unita alla vergogna di sembrare stupidi, genera ulteriore confusione su altri concetti matematici e di conseguenza sempre più paura della matematica.
Invece, secondo me, nessuno è stupido e tutti possono superare la paura della matematica con il tempo, con esempi opportuni e con un insegnamento adatto ai propri tempi.
Ognuno di noi ha i propri tempi d’apprendimento e le proprie modalità.
Ho sperimentato, tantissime volte, che a seconda del mio modo di presentare le cose chi mi ascoltava riusciva a capire in un attimo o sembrava scivolare sulle mie parole (concetti) senza riuscire ad afferrarne il senso e la logica.
Spesso invito i miei interlocutori a porre delle domande “stupide” (secondo loro) su concetti di matematica appena spiegati.
Infatti, così si riesce a “penetrare” nella mente di chi ci ascolta, così si riesce a capire il grado della loro confusione mentale sugli argomenti di matematica, e si può, se si vuole, chiarire i concetti presentati con altri esempi e con altre parole più adatte a chi ascolta.
Spesso, conviene, non essere rigorosi al primo passo di una spiegazione, lasciando nascere, nell’interlocutore, l’esigenza di condizioni più restrittive (di una data definizione) con un esempio ad hoc.
Tutti noi abbiamo sperimentato che per molte persone la divisione per zero è perfettamente lecita con risultato zero.
Ma tutte queste persone rimangono bloccate se gli dai quattro penne e gli chiedi di divederle a zero persone.
Tutte mi hanno risposto (spesso con lo sguardo): <<ma sei imbecille, come faccio a di-videre se le persone non ci sono? A chi do le penne?>>.
Tutte queste persone, sapevano implicitamente che la divisione per zero non si può fare, ma senza questo mio banale esempio continuavano ad affermare: << 3 diviso zero ugua-le zero>>.
Come non ricordare gli insegnamenti di tante “maestrine”?
Il mio banale esempio, non ha fatto altro che mettere in luce le affermazioni errate, ma date per corrette, insegnate alle Elementari e mai più messe in discussione.

Spesso i libri sono scritti male. In effetti, si potrebbe fare di più.
In genere, si preferisce utilizzare un linguaggio tecnico-matematico, senza esempi che si rifanno alla vita quotidiana e senza citare le necessità pratiche che hanno portato a con-cepire determinati concetti matematici.
Chi non ha acquisito tale linguaggio deve necessariamente impararlo prima di incominciare a leggere di matematica. Non può farne a meno.
Le cose scritte nei libri di matematica sono in genere facili.
Pensa, Ida, che sono cose ormai meditate da almeno 100 anni.
Chi deve studiare un esame di matematica non deve far altro che capire cose che altri hanno già spiegato in modo chiaro e preciso.
Non devi far altro che capire quello che leggi. Non devi inventare niente, solo applicare cose fatte da altri. Possiamo, quasi, dire che dobbiamo “copiare”.

E’ chiaro però che devi capire quello che leggi e che devi “copiare”.
Capire quello che leggi: questo è il vero problema.
Puoi, secondo te, capire un giornale inglese senza conoscere la lingua inglese? .



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