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Allora, tenendo
conto della precedente disuguaglianza, viene
spontaneo assumere questo limite come valore T
dell’area del trapezoide, e porre:
T =

Quindi diciamo
che l’area di un trapezoide è data dal limite
comune a cui tendono le aree degli scaloidi
inscritti e le aree degli scaloidi circoscritti
al tendere a zero della massima ampiezza degli
intervalli parziali in cui viene diviso
l’intervallo [a, b].
Si osservi che se
consideriamo un nuovo scaloide, in cui i singoli
rettangoli hanno le stesse basi dei precedenti,
ma come altezza il valore che la funzione assume
in un punto qualunque dell’intervallino che fa
da base, valore che per ciascun intervallo è
sicuramente non minore del minimo e non maggiore
del massimo ivi assunti dalla f(x), è
chiaro che l’area di questo nuovo scaloide,
espressa dalla somma
è
compresa fra le aree dei precedenti scaloidi
(quello inscritto e quello circoscritto), cioè
si ha:
<
<

quindi passando
al limite per
,
se T =
,
si avrà pure che
T =

9.
Concetto di integrale definito.
Abbiamo visto che
il problema dell’area del trapezoide conduce
alla determinazione del limite:

Pertanto,
s’intuisce che è importante, analogamente a
quanto si è fatto per la derivata, risolvere il
problema della determinazione di questo limite.
Data quindi una
funzione y = f(x) continua in un
intervallo [a, b] dividiamo tale
intervallo in un numero n di parti e,
indicato con xi un punto
qualunque dell’intervallino
consideriamo
prima il prodotto f(xi)
e
quindi la somma:
.
Il limite finito
al quale tende questa somma, al tendere comunque
a zero dell’ampiezza massima
di
tutti gli intervallini in cui si è diviso
l’intervallo [a, b], si indica con il
simbolo
e
si legge integrale definito da a a
b di f(x) in dx. Quindi, per
definizione si pone:
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