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8.
L’integrale definito. Area del
trapezoide.
Sia y = f(x)
una funzione continua in un intervallo chiuso [a,
b], ed ivi positiva. Consideriamo la figura
piana limitata dal diagramma della funzione,
dall’asse delle ascisse e dalle parallele
all’asse y condotte dai punti A ed
B del diagramma d’ascisse a e b.
Vogliamo
calcolare l’area di questa figura che si chiama
trapezoide. Dividiamo allora l’intervallo [a,
b] in un numero n di parti e
indichiamo con
le ampiezze di ciascuno di questi intervalli e
con m1, m2,
…, mn e M1,
M2, …, Mn
rispettivamente i minimi e i massimi che la
funzione f(x) assume in ciascuno di essi
(fig. 1).
Ad esempio,
l’intervallino [a, x1] ha
ampiezza e
la funzione f(x) assume in esso minimo
m1 e
massimo M1.
Tutti i
successivi rettangoli aventi come basi questi
intervalli e come altezze m1,
m2, …, mn
formano una figura che si chiama scaloide
(tutti i rettangoli in grigio) inscritto
nel trapezoide, la cui area, minore di quella
del trapezoide, è data dalla somma delle aree
dei singoli rettangoli cioè:

Questa somma si
può indicarla col simbolo
(e
si legge sommatoria per i che va da 1 a
n di
).
I successivi
rettangoli, aventi come basi le stesse basi dei
precedenti e come altezze i massimi M1,
M2, …, Mn,
formano lo scaloide circoscritto al
trapezoide, la cui area maggiore di quella del
trapezoide sarà:

che può scriversi
come:
.
Allora se T è
l’area del trapezoide, chiaramente dovrà aversi:
<
T <
.
Se ora facciamo
variare la suddivisione dell’intervallo [a, b]
in modo che diminuisca sempre più la massima
ampiezza, che indichiamo con
,
degli intervallini in cui è suddiviso [a, b],
si avrà che l’area dello scaloide inscritto
aumenta e quella dello scaloide circoscritto
diminuisce, avvicinandosi entrambe sempre più
all’area del trapezoide con la quale tendono a
coincidere al tendere a zero di ,
cioè si ha:

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