e
da cui,
dividendo la prima per -h e la seconda per h,
si ottiene:
e
cioè il rapporto incrementale è positivo sia a destra
che a sinistra di c, per cui passando al limite
per h →0, per il teorema inverso della permanenza
del segno, si ha che f’(c) è certamente non
negativa, quindi f’(c)
³ 0.
Analogamente si dimostra che f decrescente in
c Þ
f’(c) £ 0.
Regola
Per determinare i punti
in cui la funzione f(x), definita in ]a,b[,
è e crescente ( risp. decrescente ) si procede nel
seguente modo:
1) si calcola la derivata
prima f
¢
(x);
2) si risolve in ]a,b[
la disequazione f
¢(x)
> 0;
3) la funzione è
crescente nei punti x = c che verificano la
disequazione suddetta, decrescente altrimenti.
Esempio 1.-
Calcolare gli intervalli in cui la funzione y = 2x3
- 6x + 1 è crescente.
La derivata prima è y¢
= 6(x2 - 1). La disequazione y¢
> 0, ossia 6(x2 - 1) > 0, è verificata
"xÎ J = ]- ¥, -1[ È]1,+
¥ [ .
Pertanto la funzione
y è crescente nell’intervallo J e decrescente
altrimenti, ossia in R - J.
Possiamo riassumere
l’esame del segno della derivata prima in un prospetto
del tipo:

ove si evidenzia che per
x < - 1 e x > 1 la funzione y è
crescente e per -1< x < 1 è decrescente.
Esempio 2.-
Stabilire gli intervalli in cui la funzione y =
è
crescente.
La funzione y è
definita in R - {1}. La derivata prima è y¢
=
,
e la disequazione y¢
> 0 non ammette soluzioni reali.
Pertanto la funzione y
è decrescente in R - {1}.