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In ogni misura pratica c’è
sempre un errore: è una cosa inevitabile e occorre tenerne conto numericamente
per aggiungerlo al risultato della misurazione, come indice di precisione.
Oltre agli errori di misura
legati alle apparecchiature utilizzate, è di rilevanza fondamentale il fatto che
per misurare una parte dell’universo dobbiamo servirci di un’altra parte di
universo.
Ad esempio, per misurare una
proprietà ( energia, impulso, posizione nello spazio,…ecc.) di una particella
siamo costretti a farla interagire con un’altra particella.
Pertanto, dato che interagire
significa scambio d’energia e d’impulso, l’effetto dell’interazione, e cioè
della misura, provoca inevitabilmente un disturbo di ciò che misuriamo, ossia un
errore di misura.
Per la fisica classica, poiché i
disturbi di misurazione si possono rendere infinitamente piccoli è possibile,
almeno in teoria, eliminare tutti i disturbi ed ottenere una misura precisa
quanto si vuole di energia, impulso, … ecc.
Con l’avvento della meccanica quantistica le cose sono cambiate radicalmente ed
il principio d’indeterminazione enunciato da Heisenberg ha sancito che è
impossibile ottenere misure con il grado di precisione desiderato. L’errore è
inevitabile.
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