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L'aumento dell'inflazione ha un
"curioso" effetto reale sui redditi dei cittadini e sulle imposte da
pagare.
Ipotizziamo che in un dato anno l'inflazione aumenti del 20% e che
quindi il reddito di un cittadino X, indicizzato all'inflazione,
ossia che aumenti della stessa percentuale d'inflazione, passi da
28000 a 33600 euro.
Ipotizziamo ancora a mo' di esempio che le aliquote d'imposta sui
redditi siano: esenzione fino a 12000 euro annui, da 12000 a 22000
l'aliquota sia del 20%, da 22000 a 30000 l'aliquota sia del 28% e
oltre 30000 sia del 33%.
Calcoliamo dunque le imposte che deve pagare il signor x nei due
anni, onde verificare la diminuzione del potere d'acquisto del suo
reddito.
Primo anno.- Reddito di 28000 euro
Imposta da pagare:
0,20´(22000-12000)
+ 0,28´(28000-22000)
=
= 0,20´10000
+0,28´6000
= 2000+1628 =
= 3628 euro
Nel primo anno il reddito netto è
dunque di
28000 - 3628 =
24372 euro
Secondo anno.- Reddito di
33600
Imposta da pagare:
0,20´(22000-12000)
+ 0,28´(30000-22000)
+ +33´(33600
- 30000)=
= 0,20´10000
+0,28´
8000 +33´3600
= 2000+2240 +1180 = 5420
Nel secondo anno il reddito netto è
dunque di
33600 - 5420 =
28180 euro
Ma dato che questo secondo reddito
(28180) è colpito da un'inflazione del 20% il suo potere di acquisto
reale è pari a quello di 23433 euro dell'anno precedente.
In pratica l'aumento dell'inflazione e l'esistenza degli scaglioni
fiscali progressivi hanno ridotto il potere d'acquisto reale dello
stipendio.
Questo fenomeno va sotto il nome di fiscal drag o drenaggio fiscale. |