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Nella scuola Vairanese è da sempre consuetudine giocare una
partita ad 11, ossia vince la partita chi prima realizza 11 gol. In caso
di parità, 10 a 10, si gioca al meglio dei due gol, vince chi
realizza per primo due gol consecutivi.
Le gare di torneo, ma anche le semplici sfide di bar, si vincono
aggiudicandosi due partite su tre.
Nei tornei organizzati dalla Federazione (Ficb
o Uisp) le singole partite si vincono a 7, con golden
gol (in alcune fasi).
A Noi, Scuola Vairanese, le partite a 7 non sono gradite perchè non
privilegiano il "bel gioco", essendo troppo legate alla componente
fortuna.
La partita ad 11 dà maggiori margini di gioco, privilegiando il
"bel gioco", la spettacolarità e l'organizzazione di gioco di una squadra.
Una partita a 7 è quasi una roulette russa, che a mio
avviso, nulla ha a che vedere con il gioco del calcio balilla, premiando
soltanto il gioco di potenza e di fortuna.
Ritengo che una condizione fondamentale per far
diventare il gioco del calcio balilla un vero è proprio sport è quella
di giocare partite ad 11 e, di conseguenza, ritengo che il titolo di
Campione italiano, si possa assegnare con un vero significato agonistico
solo in un torneo con partite ad 11 e con girone all'italiana o
italo-svizzero.
In questi ultimi due anni (2006-2008) ho potuto verificare di persona le
problematiche relative alle partite a 7 e con golden gol in caso di
parità (6 a 6).
Il gioco di squadra in queste partire non esiste. Nel miglior dei casi
l'attaccante è limitato alla semplice comparsa, il difensore ha un ruolo
spropositato. La vittoria si raggiunge subito, bastano un paio di gol
rocamboleschi, un paio di gol di gol di classe e la vittoria sta in
tasca.
Il biliardino è per sua natura un gioco in cui le carambole sono
possibili e quindi si dovrebbe adottare un Regolamento di gioco che limiti questa componente e
faccia prevalere invece la bravura dei giocatori.
E' assurdo ridurre un gioco di classe, di velocità, bravura e di
organizzazione del gioco di squadra ad un gioco di semplice potenza e
fortuna. Oggi il gioco del difensore nella fase di attacco è ridotto a tirare
forte di sponda, con la speranza che con qualche, o senza, carambola la
palla finisca in porta; mentre per l'attaccante, oggi sarebbe corretto
chiamarlo difensore, il gioco si limita alla copertura (marcamento),
possibilmente spostando, nella maggior parte dei casi, il
biliardino mettendo in atto dunque un'azione di disturbo non regolare ma
che non viene quasi mai sanzionata.
Oggi si vedono giocatori che usano le stecche come
se fossero dei picconi, si vedono giocatori che spostano il biliardino
in continuazione nell'unica speranza di arginare i tiri dei giocatori.
Si assiste sostanzialmente ad un imbarbarimento del gioco e alla totale
applicazione di forza bruta; raramente si assiste a qualche gol di
classe; quasi sempre si tratta dello stesso tiro (tiro di sponda
violento).
Non è un caso forse che si festeggi il gol con la parola
"Mostro". Forse inconsciamente ci si rende conto che il gioco è
diventato mostruoso e non elegante come un tempo.
La situazione, a mi avviso, deve essere ristabilita apportando delle
modifiche che privilegino il bel gioco e non la forza bruta, privilegino
il gioco di classe e non le carambole, privilegino il gioco di squadra e
non rileghino a comparsa l'attaccante.
Una prima modifica, come suddetto, è giocare ad 11 e non a 7; sembra una modifica di
poco conto, ma ha la sua efficacia: permette di recuperare una partita
(cosa ora impensabile); costringe i giocatori ad essere più costanti.
Un'altra modifica potrebbe essere
l'introduzione di stecche personali (almeno per le gare dei tornei
nazionali) e l'abolizione delle modifiche delle manopole con fascette
che aumentando il raggio della manopola falsano la potenza del giocatore
e lo proteggono dai dolori alle mani a causa dei colpi violenti sulle
manopole.
Il gol su tiro di sponda deve essere pulito, cioè valido solo se finisce
in porta colpendo una sola sponda e al massimo un omino della stecca
dell'attaccante avversario e del difensore avversario (due tocchi in
tutto, uno per giocatore avversario). Insomma bisogna tentare di
arginare l'esagerato gioco di carambole.
Costringere i giocatori ad attenersi ai tre tocchi, iniziando il gioco
con la messa sul campo di gioco della palla (e non sul nottolino) e contando anche
il primo tocco per mettere in moto la pallina; costringere i giocatori a
non spostare il biliardino.
Queste sono piccole modifiche, ma forse è più interessante, anche se più
difficile, modificare le dimensioni del biliardino in modo da rendere
possibile l'organizzazione di una difesa sui più svariati tiri.
In altri sport si è proposto di modificare le regole quando si è avuto
il sentore o la dimostrazione del venir meno del gioco e della
spettacolarità delle azioni di gioco: nel tennis si è proposto di
modificare le dimensione del rettangolo di battuta per evitare che il
gioco si riducesse a far punti solo con violenti aces; nel calcio si
sono modificate le regole per evitare meline e il non gioco delle
squadre in vantaggio.
Il gioco (gioco al volo) del calcio balilla oggi versa nella stessa
situazione ed è auspicabile qualche cambiamento che ridia slancio al
gioco di classe, d'intuito e di squadra e ridimensioni i colpi di
"piccone" oggi così tanto adottati.
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