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  "Statistica ed inflazione"


Infine, vorrei consigliare, di misurare la perdita di potere d'acquisto del proprio reddito rispetto alla spesa che più incide sul reddito stesso[1]. Infatti, se si riuscisse ad aumentare anno per anno il proprio reddito della stessa percentuale, p, di aumento della categoria che più incide sul reddito stesso, si avrebbe, anno per anno, un aumento del proprio potere di acquisto, ossia un aumento della qualità della propria vita.[2]

Il valore p è un valore per eccesso della perdita di potere d'acquisto, e quindi chi non riuscisse ad aumentare il reddito di p (in percentuale) non avrebbe una perdita reale pari a p (percentuale). Tale valore però rappresenta un limite di garanzia, ossia, chi riuscisse ad aumentare di una percentuale p il proprio reddito di sicuro aumenta  il potere di acquisto.

Viceversa, se si riuscisse ad aumentare il proprio reddito di una percentuale q uguale a quella della categoria di spesa che meno incide sul proprio reddito, si avrebbe la certezza che il proprio potere d’acquisto sta diminuendo.

Il valore medio ( p + q )/2 non garantisce l’aumento di potere d’acquisto né l’indebitamento.

Il valore p0, ossia la percentuale di cui deve aumentare il reddito per non avere una perdita di potere di acquisto è compresa tra q e p, ma si avvicina più a p che a q.


Osservazione 1
Se aumenta il costo della vita (aumento dell'inflazione), diminuisce il potere di acquisto della moneta. Ma mentre l'inflazione può aumentare di qualsiasi valore la perdita di potere d'acquisto ha come limite il 100%.
Così, ad esempio, mentre è possibile un'inflazione del 100%, non è possibile una perdita di potere d'acquisto corrispondente del 100%: infatti una tale perdita di potere d'acquisto darebbe luogo alla perdita totale del valore del denaro, che è sbagliato.
Addirittura, come è avvenuto in passato, è possibile un'inflazione del 2000% o anche più, ma ovviamente la perdita di potere d'acquisto del denaro rimane comunque sotto la soglia del 100%.
Ad un aumento dell'inflazione del 5% corrisponde una perdita di potere d'acquisto del 4,76%, ad un aumento dell'inflazione del 50% corrisponde una perdita del 33,33%, ad una aumento dell'inflazione del 100% corrisponde una perdita del 50%.
Infatti, se un dato bene avevo l'anno scorso un costo di 100 euro e quest'anno il suo prezzo è passato a 110, con inflazione del 10%, la percentuale della perdita di potere d'acquisto è 10/110%, ossia 9,09%. In sostanza, la perdita di potere d'acquisto si calcola in percentuale utilizzando una frazione avente al numeratore il valore percentuale dell'inflazione e a denominatore il prezzo corrente del bene (e non quello dell'anno precedente).
Notiamo infine, che per piccoli valori dell'inflazione (meno del 10%) si ha poca differenza con la relativa percentuale di perdita del potere d'acquisto e quindi nei calcoli si può usare l'un valore al posto dell'altro.
La formula che lega la perdita di potere di acquisto P e il valore dell'inflazione I è la seguente:

P = I/(100+I)

Ad esempio se l'inflazione è del 100% ( I = 100%) la formula dà:

P = 100/(100+100)=1/2= 0,5 ossia 50%

ossia una perdita di potere di acquisto del 50%.

Ad esempio se l'inflazione è del 50% (I = 50%) la formula dà:

P = 50/(100+50)=1/3

 ossia una perdita di potere di acquisto del 33%


Osservazione 2
Per sapere qual è la propria inflazione, essendo il calcolo effettivamente complicato, conviene formarsi una paniere di beni d'uso quotidiano, importante per voi, e che copre il vostro fabbisogno, annotare i prezzi di ogni prodotto (presso i vostri fornitori abituali) e calcolare l'incidenza del costo di ogni prodotto sul vostro reddito (cioè il relativo peso) .
Successivamente per calcolare la vostra personale inflazione in un arco temporale (diciamo di un anno) dovete rilevare i nuovi prezzi degli stessi beni, presso gli stessi fornitori, confrontare i prezzi, prodotto per prodotto, con quelli dell'anno precedente e calcolare il relativo peso.
Infine, confrontare il costo totale con quello dell'anno precedente e stabilire l'inflazione personale.

Osservazione 3
Riporto il prezzo della benzina e del gasolio per alcuni anni dal 1970 al 2008

Prezzi del carburante (prezzi in euro)

Anno

Benzina

Gasolio

1970

0,076

0,039

1980

0,369

0,164

1995

0,947

0,695

2000

1,090

0,903

2008

1,391

1,316

     

Un operaio (del mio paese) che nel 1980 guadagnava circa 25000 al giorno (12,9 euro) poteva comprare circa 34 litri di benzina, mentre un operaio del 2008 che guadagna circa 35 euro (circa 67.769 lire)  al giorno può comprare solo 25 litri di benzina, con una perdita di 9 litri di benzina ( 26%).
In pratica, lo stesso lavoro non gli consente di tenere lo stesso standard di vita (rispetto al carburante). Naturalmente oltre all'aumento del costo del petrolio incidono le varie tasse imposte dallo Stato, ma dal punto di vista del consumatore il risultato non cambia. Acquista meno benzina con lo stesso periodo e tipologia di lavoro.

 

Anno

Prezzo del Petrolio ($/barile)

6 maggio 2008

 120

12 marzo

110

6 marzo

105

2 gennaio 2008

100

2007

90/100

2006

75

2005

70

2004

50/55

90

40

80

30

1979

20

1974

10

70

1,80

1 barile corrisponde a 158.987294928 litri di petrolio, ovvero 42 galloni

Costo di un barile in euro: 80  (cambio ipotizzato 1 euro = 1,5$ )  [ maggio 2008]

A grandissime linee da un barile si ottengono 55 litri di benzina, 55 di gasolio, 0.5 litri catrame e altri derivati.
 


[1] A rigore si dovrebbe calcolare l’aumento complessivo prodotto dall’aumento dei prezzi delle singole categorie.

[2] Il ragionamento è valido a consumi costanti. Ovviamente, se variano i consumi, bisogna apportare le opportune modifiche.

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