|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| "Statistica ed inflazione" | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Il valore p è un valore per eccesso della perdita di potere d'acquisto, e quindi chi non riuscisse ad aumentare il reddito di p (in percentuale) non avrebbe una perdita reale pari a p (percentuale). Tale valore però rappresenta un limite di garanzia, ossia, chi riuscisse ad aumentare di una percentuale p il proprio reddito di sicuro aumenta il potere di acquisto. Viceversa, se si riuscisse ad aumentare il proprio reddito di una percentuale q uguale a quella della categoria di spesa che meno incide sul proprio reddito, si avrebbe la certezza che il proprio potere d’acquisto sta diminuendo. Il valore medio ( p + q )/2 non garantisce l’aumento di potere d’acquisto né l’indebitamento. Il valore p0, ossia la percentuale di cui deve aumentare il reddito per non avere una perdita di potere di acquisto è compresa tra q e p, ma si avvicina più a p che a q. Osservazione 1 Se aumenta il costo della vita (aumento dell'inflazione), diminuisce il potere di acquisto della moneta. Ma mentre l'inflazione può aumentare di qualsiasi valore la perdita di potere d'acquisto ha come limite il 100%. Così, ad esempio, mentre è possibile un'inflazione del 100%, non è possibile una perdita di potere d'acquisto corrispondente del 100%: infatti una tale perdita di potere d'acquisto darebbe luogo alla perdita totale del valore del denaro, che è sbagliato. Addirittura, come è avvenuto in passato, è possibile un'inflazione del 2000% o anche più, ma ovviamente la perdita di potere d'acquisto del denaro rimane comunque sotto la soglia del 100%. Ad un aumento dell'inflazione del 5% corrisponde una perdita di potere d'acquisto del 4,76%, ad un aumento dell'inflazione del 50% corrisponde una perdita del 33,33%, ad una aumento dell'inflazione del 100% corrisponde una perdita del 50%. Infatti, se un dato bene avevo l'anno scorso un costo di 100 euro e quest'anno il suo prezzo è passato a 110, con inflazione del 10%, la percentuale della perdita di potere d'acquisto è 10/110%, ossia 9,09%. In sostanza, la perdita di potere d'acquisto si calcola in percentuale utilizzando una frazione avente al numeratore il valore percentuale dell'inflazione e a denominatore il prezzo corrente del bene (e non quello dell'anno precedente). Notiamo infine, che per piccoli valori dell'inflazione (meno del 10%) si ha poca differenza con la relativa percentuale di perdita del potere d'acquisto e quindi nei calcoli si può usare l'un valore al posto dell'altro. La formula che lega la perdita di potere di acquisto P e il valore dell'inflazione I è la seguente: P = I/(100+I) Ad esempio se l'inflazione è del 100% ( I = 100%) la formula dà: P = 100/(100+100)=1/2= 0,5 ossia 50% ossia una perdita di potere di acquisto del 50%. Ad esempio se l'inflazione è del 50% (I = 50%) la formula dà: P = 50/(100+50)=1/3 ossia una perdita di potere di acquisto del 33%
Osservazione
3
Un operaio (del mio paese) che nel 1980
guadagnava circa 25000 al giorno (12,9 euro) poteva comprare
circa 34 litri di benzina, mentre un operaio del 2008 che
guadagna circa 35 euro (circa 67.769 lire) al giorno può comprare solo 25 litri di
benzina, con una perdita di 9 litri di benzina ( 26%).
1 barile corrisponde a 158.987294928 litri di petrolio, ovvero 42 galloni Costo di un barile in euro: 80 (cambio ipotizzato 1 euro = 1,5$ ) [ maggio 2008] A grandissime
linee da un barile si ottengono 55 litri di benzina, 55 di
gasolio, 0.5 litri catrame e altri derivati. [1] A rigore si dovrebbe calcolare l’aumento complessivo prodotto dall’aumento dei prezzi delle singole categorie. [2] Il ragionamento è valido a consumi costanti. Ovviamente, se variano i consumi, bisogna apportare le opportune modifiche. |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||